Dopo i fattacci di Roma, un calcio italiano in agonia
C'era Renzi, c'era Malagò, c'era Prandelli e tante altre personalità della politica e dello sport italiano.
C'erano loro e davanti ai loro occhi, si è materializzata l'ennesima figuraccia del calcio italiano.
I fatti, li conosciamo tutti. Inutile tornarci sopra. Penoso tornarci sopra.
Ma è giusto riflettere sullo stato comatoso del movimento calcistico dello Stivale. Se esiste una forza maggiore capace di prendere la mano all'ordine costituito, per di più in Eurovisione e per di più davanti alla massima rappresentazione della classe dirigenziale, allora lo Stato dovrebbe interrogarsi sulla sua reale forza e sopratutto sulla sua competenza a controllare le frange dell'illegalità.
Lungi da noi voler far retorica, anche perché in questi casi è troppo facile ricadere nella spicciola banalità di pensiero, ma se per molti il sistema è "tutto sbagliato e tutto da rifare", allora un fondo di verità ci deve per forza essere. E dopo ieri è arrivata l'ennesima conferma in merito.
Non ci sono modelli da seguire, ci sono solo decisioni da prendere, leggi utili da approvare e leggi concrete da far rispettare.
