REGGINA: VITTORIA DI PIRRO O CAMPIONATO RIAPERTO?

26.03.2026 13:00 di  Valerio Romito   vedi letture
REGGINA: VITTORIA DI PIRRO O CAMPIONATO RIAPERTO?

Non capita sovente, anzi praticamente mai, che una vittoria bella, meritata, autoritaria in uno scontro al vertice possa destare nella tifoseria un sentimento di soddisfazione misto, se non soverchiato, dalla rabbia e dai rimpianti: invece abbiamo visto anche questa, nel campionato più strampalato ed irrazionale forse mai disputato in riva allo stretto.

La Reggina vista ieri al D’Alcontres è la squadra più forte del girone I, oltre ogni ragionevole dubbio: squadra corta e compatta, atleticamente e tatticamente predominante, qualità dei singoli sopra la media, che riesce a prevalere dominando sul campo più difficile del torneo, al cospetto di un avversario che in casa propria non perdeva dal lontano 12 ottobre (unica sconfitta casalinga) e dove non aveva ancora subito alcuna rete nel 2026.

Se in settimana si era prospettata una rivoluzione da attuare attraverso le scelte in organico, la stessa si è tradotta in un ritorno al passato ed una responsabilizzazione del gruppo storico amaranto, chiamato a dare risposte certe dopo la debacle di sabato pomeriggio, che, nonostante il successo di ieri, continua a costituire una spada di Damocle forse (e purtroppo) ancora decisiva per le sorti della stagione.

Chiaramente, ciascuno si sente legittimato nel cercare la chiave di lettura di una metamorfosi incredibile di un gruppo apparso letteralmente trasformato, riuscendo ad individuarla nelle scelte troppo radicali effettuate dall’allenatore nelle scorse settimane in termini di utilizzo dei singoli e di cambio del modulo: è altrettanto vero, tuttavia, che nel calcio il senno di poi lascia il tempo che trova, mettendo anche in conto che, presumibilmente ed anche in po’ paradossalmente, la reazione di ieri sarebbe potuta non accadere senza il disastro della gara precedente.

Si diceva all’inizio della rabbia, provocata dalla constatazione che la prova maiuscola di Barcellona potrebbe non bastare per rimettere mano ad un campionato che, non lo neghiamo, sabato sera abbiamo considerato morto e sepolto, ma che tra i risultati domenicali e l’exploit di ieri pomeriggio continua ostinatamente a lasciare uno spiraglio ed al contempo ad alimentare rimpianti per una stagione che, come ricordavamo solo pochi giorni fa, era forse più difficile da fallire che da conquistare.

Oltretutto, sempre a proposito di razionalità, viene a cadere persino la narrazione che vedeva gli amaranto soccombenti per la vittoria finale a causa dell’incapacità di avere la meglio negli scontri diretti: la vittoria in terra igeana fa infatti il pari con il precedente successo, anch’esso convincente ed autoritario, in quel di Caltanissetta, senza dimenticare l’imbattibilità mantenuta con il Savoia, mentre abbiamo ancora chiari in mente gli otto punti lasciati per strada tra Messina, Lamezia ed Acireale, solo per citare la Reggina targata Torrisi, dei quali, classifica alla mano, ne sarebbero bastati solo la metà per ritrovarci al vertice.

Ed a proposito di scontri diretti, solo tra tre giorni ci attende l’ultimo programmato in calendario, dall’importanza ovviamente vitale (come d’altronde lo saranno le restanti cinque gare che ci separano dalla fine del campionato) e che svelerà, incontrovertibilmente, se il ritorno in vita degli amaranto sarà stato un episodio o una vera e propria svolta, ma soprattutto, anche in funzione di cosa faranno le altre in un torneo che ci vede ancora, numeri alla mano, razionalmente sfavoriti ma che continua a dimostrarsi schizofrenicamente equilibrato, se la fiammella riaccesa potrà trasformarsi in un fuoco ardente o si trasformerà in una vittoria di Pirro capace solo di illudere un popolo che testardamente non vuole smettere di crederci.