REGGINA: L’ENNESIMA INCOMPIUTA CHE TRASFORMA LE PRODEZZE IN RABBIA

27.04.2026 13:00 di  Valerio Romito   vedi letture
REGGINA: L’ENNESIMA INCOMPIUTA CHE TRASFORMA LE PRODEZZE IN RABBIA

Pur non potendo ancora, per un asettico calcolo aritmetico, dichiarare matematicamente chiuso il campionato, ovviamente per quanto riguarda il primo posto, è chiaro come il sole come i risultati di ieri presentino le stimmate della certificazione, sostanziale e realistica, del secondo campionato consecutivo in cui si fallisce l’unico obiettivo stagionale concepibile per l’A.S. Reggina 1914.

Se però la stagione scorsa i motivi potevano essere ricondotti anche nel riconoscere il merito a chi, nonostante un campionato da 81 punti sul campo, è riuscito a fare meglio, volendo per il momento sottacere sulle conseguenze che il grande sforzo economico degli allora vincitori, evidentemente ben al di sopra delle loro reali possibilità, stanno pesantemente pagando, ben poche, se non nessuna, possono essere le attenuanti per l’odierno insuccesso, in un torneo in cui la capolista non raggiungerà i 70 punti.

Al termine di ogni competizione si fa la corsa per cercare di cogliere la causa o le cause della sconfitta, solitamente andando a puntare il mirino su una o due partite quando lo scarto che separa un trionfo da un fiasco si condensa in pochi punti: per questa annata, il giudizio va modulato su un andamento follemente altalenante e, per questo, non facilmente spiegabile o comprensibile.

Non è un mistero e non può essere negato, come ama ripetere il tecnico che, fisiologicamente, tende a difendere il proprio operato, che i 12 punti conquistati nelle prime dodici gare, per una media di un punto a partita confacente ad un campionato da retrocessione, abbiano costituito un fardello pesantissimo che alla fine ha pagato dazio: tuttavia sarebbe troppo facile e non sufficientemente giusto ricondurre tutto a quei primi, terribili ed impronosticabili mesi.

Sempre a proposito di Torrisi, è altrettanto indubbio che, con la squadra in zona play out, il tecnico catanese fosse davvero l’unico a nutrire fiducia sulle possibilità della squadra di riagganciare, entro la fine delle ostilità, la vetta della classifica, così come gli va dato grande merito per il percorso, a cavallo tra i due gironi, che ha persino anticipato ogni più rosea precisione facendo giungere gli amaranto prima a sole 4 lunghezze dalle battistrada già al termine dell’andata, ed a soli 2 punti dal vertice alla seconda di ritorno, dopo il perentorio successo di Caltanissetta che sembrava portarci ad un passo dal completare una splendida cavalcata, avendone tutto il tempo e le possibilità sino a maggio.

Ma proprio tale perentorio recupero finirà, assai paradossalmente, per acuire le responsabilità di non essere, di fatto, mai riusciti a completare la rincorsa, nonché alimentare la rabbia pensando alle modalità attraverso cui la squadra, con una puntualità chirurgica, ha finito per sprecare tutte le occasioni decisive e trasformare nell’ennesima incompiuta quella che invece avrebbe potuto essere una prodezza, e non perché si voglia definire “prodezza” vincere un campionato di serie D chiamandosi Reggina, ma quale significativa reazione a quell’handicap iniziale che, seppur colpevolmente creato, avrebbe certamente ed oggettivamente posto un apprezzato rimedio capace di emendare qualsiasi errore compiuto ad inizio stagione.

Quella stessa rabbia che diviene ancora più insopportabile se si pensa che, a differenza di un anno fa, dove il tallone d’Achille di una squadra capace di ottenere ben tredici vittorie consecutive si rivelò l’incapacità di prevalere negli scontri diretti, l’attuale rosa si era dimostrata sin troppo competitiva al cospetto delle contendenti al vertice, finendo però per gettare tutto alle ortiche, incredibilmente ed inspiegabilmente, contro compagini di bassa classifica o, ancora peggio, prive di obiettivi concreti, vanificando un a nuova serie di successi consecutivi giunti, stavolta, fino a nove, e non eguagliata da alcun avversario.

Ci si avvia dunque a completare mestamente l’ultimo atto del campionato, in cui comunque l’obbligo di vincere resta immutato per i motivi che abbiamo raccontato nei giorni scorsi che, pur non modificando in alcun modo il giudizio tecnico sulla stagione, può aprire ancora qualche spiraglio, non sappiamo ancora quanto fondato, e che continueremo a seguire nelle prossime settimane ribadendo, per quanto ci riguarda, la totale assenza di “puzza sotto il naso” per tutto ciò che possa essere in grado, legittimamente, di farci scappare da questa categoria.