REGGINA: OCCORRE UN RESET DI MENTALITÀ. E SULL’ATTACCO…

08.10.2026 11:00 di  Valerio Romito   vedi letture
REGGINA: OCCORRE UN RESET DI MENTALITÀ. E SULL’ATTACCO…

Due sconfitte consecutive e quattro gol subìti in tre giorni è un qualcosa che fa parecchio rumore se rapportato ad un mese di settembre in cui la Reggina aveva sfiorato la perfezione tramite risultati e prestazioni, nonché amplificato dalle aspettative di una tifoseria ormai logorata dalla lunga permanenza nei dilettanti e dunque comprensibilmente ansiosa.

Ciò che tuttavia riteniamo necessario consiste nel cercare di mantenere quell’equilibrio indispensabile se si vuole portare in porto una stagione che, ovviamente, non può e non deve essere fallita, ma che non può essere portata alla deriva da frenesie ed umori altalenanti, seppur certamente oggetto di riflessioni possibilmente lucide e costruttive.

Una frase che si sente dire spesso in queste situazioni sarebbe: non eravamo fenomeni prima, non siamo brocchi adesso, e mai come in questo caso calza come un pennello per l’attuale situazione, soprattutto riguardo alla partenza sprint degli amaranto che rischia di diventare fuorviante per capire il tipo di stagione che andremo ad affrontare.

Detto senza mezzi termini: le prime cinque giornate vanno resettate, ed al più presto.

Va giustamente precisato che la squadra ieri pomeriggio ha giocato con una formazione praticamente inedita e con qualche elemento che sin qui, per vari motivi non aveva mai messo piede in campo, ma che comunque per almeno un tempo ha dominato in lungo ed in largo un avversario che, aggiungiamo con onestà, probabilmente era ancora più rimaneggiato e con ben sei under schierati (tra cui un 2009).

Ma se è vero che l’esito della gara è stato fortemente condizionato dai tanti ed incredibili errori sotto porta nella prima frazione, in cui almeno un’altra rete realizzata avrebbe probabilmente dato un indirizzo definitivo alla contesa (ed alla qualificazione), è facile desumere che la conclusione, al pari dell’esito della gara di campionato a Capaci, seppur con modalità non identiche, possa essere figlia di quanto accaduto ad inizio torneo.

Si è infatti avuta la chiara sensazione che la squadra avesse la convinzione che, in un modo o nell’altro, sarebbe venuta a capo delle situazioni, risolvendo a proprio favore entrambe le gare sulla scorta, ad esempio, dei due precedenti vittoriosi di Modica ed Igea Virtus (in campionato) in cui nonostante qualche difficoltà si era comunque riusciti, anche meritatamente, a trovare il bandolo della matassa: ciò può avere portato ad un involontario rilassamento mentale, acuito dalla consapevolezza, certamente giustificata di possedere una cifra tecnica superiore agli avversari, da sola sufficiente per prevalere nel risultato.

Ed è proprio questo tipo di mentalità che abbiamo cercato, sin da inizio stagione, di calmierare sulla base dell’esperienza acquisita in questo tipo di campionati, e che anche in passato ha finito per fare danni, seppur in presenza di organici probabilmente meno competitivi di quello attuale: le partite non si vincono da sole, né con il nome né tantomeno con il blasone, e che l’atteggiamento deve essere sempre orientato all’aggressività ed alla spietatezza in ogni momento ed in ogni circostanza, unica maniera per far emergere le indiscutibili qualità tecniche superiori possedute.

Spostando poi il focus sulla partita di coppa, chiaramente i tre gol subiti, di cui due nell’estremo finale, appaiono figli più della stanchezza del momento che di un problema strutturale, senza dimenticare che il reparto era stato stravolto rispetto agli elementi utilizzati in campionato, portiere compreso, mentre ha colpito di più l’evanescenza offensiva a fronte della miriade di palle gol create, molte delle quali davvero clamorose.

Per un osservatore esterno, sentir parlare di problemi in attacco per una compagine che vanta il miglior reparto del girone in termini numerici, nonché ben 24 reti realizzate in otto gare ufficiali (senza rigori) può certamente apparire paradossale: più che sulla fase offensiva in generale, l’attenzione può dunque essere spostata sui ruoli di coloro che dovrebbero rappresentare il principale terminale realizzativo della squadra, ossia il centravanti.

Se è pur vero che in coppa Magrassi è stato tenuto a riposo, e che lo stesso quando è stato utilizzato ha sempre prodotto prestazioni complessivamente di rilievo, è altrettanto innegabile che lo stesso sin qui ha realizzato solo una rete, al pari di colui che dovrebbe supportarlo o sostituirlo, ossia quel Jallow che ieri ha mostrato preoccupanti limiti realizzativi.

Anche in questo caso però si ritiene sia saggio non cedere all’emotività del momento e dunque non trarre conclusioni definitive, avendo da domenica in poi tutte le occasioni per sovvertire le attuali sensazioni, tenendo comunque presente le discrete prestazioni degli altri elementi in attacco, nonché il rientro definitivo di un Reis che tanto bene aveva fatto nelle prime uscite: eventualmente, riteniamo che la società non avrà remore ad intervenire, qualora ritenesse che le attuali difficoltà potrebbero cristallizzarsi.

Quindi, come si suol dire, si riparta dallo zero a zero, e per quanto ci riguarda la parola d’ordine dovrà essere “equilibrio” in attesa dei prossimi eventi: migliore occasione non potrebbe esserci rispetto a quella offerta dal calendario che propone nuovamente uno scontro al vertice, ossia un’opportunità concreta e dirimente per ripartire con nuovo slancio e soprattutto nuova mentalità.