REGGINA: NESSUN DRAMMA MA È INDISPENSABILE RIPORTARE I PIEDI PER TERRA
Per tutta la settimana non abbiamo fatto altro che evidenziare i potenziali pericoli che sarebbero potuti derivare da una partita del genere, ed evidentemente non si trattava di un mero esercizio stilistico in considerazione soprattutto di un avversario indecifrabile per circostanze, contesto e retroscena, ma soprattutto di valore in quanto a cifra tecnica: poi sulle considerazioni improvvide su doppie categorie di differenza, ovviamente preferiamo stendere il classico velo pietoso.
La Reggina rimedia dunque la prima sconfitta stagionale in una gara ufficiale, subendo il primo gol in assoluto e non riuscendo a sua volta, sempre per la prima volta, a violare la rete avversaria: tante “prime volte” racchiuse nella medesima giornata valide a sottolineare come evidentemente, il turno di campionato non fosse propizio per le sorti del team amaranto, che in campo ha evidenziato chiaramente di non essere nella sua manifestazione migliore, con un risultato finale che ci sta tutto per quanto visto a Capaci. C’è dunque da capire cosa può comportare tutto ciò in ottica futura.
Niente drammi: se qualcuno avesse davvero avuto la convinzione che questa squadra dovesse portare a termine un percorso netto fatto di vittorie continue, gol a grappoli e porta blindata, dovrà affrontare un brusco risveglio per una prospettiva che non era certamente credibile e che, per certi versi, può paradossalmente anche rappresentare un sollievo, poiché libera da un peso rappresentato dalla ricerca di una perfezione, raggiunta a suon di record, che avrebbe potuto inutilmente aggravare quello che deve rappresentare l’unico obiettivo valido, ossia la vittoria del campionato. Che ciò accada due mesi prima della fine o all’ultima giornata diventa irrilevante a fini pratici.
Prima è meglio è: le prime settimane di un torneo lungo e difficile devono servire anche per capire di che pasta si è fatti e migliorare le proprie performance, fermo restando che è assai utile, come abbiamo già rimarcato, partire lanciati sia in termini di classifica che di autostima; in questa fase è lo stesso campionato a dare tutte le opportunità ed il tempo di apporre i correttivi necessari: di fatto la classifica è rimasta immutata, in quanto anche la prima inseguitrice, anch’essa imbattuta sino a ieri, ha subito la prima battuta d’arresto stagionale.
La vera forza della squadra: si era detto che questo secondo giro di incontri, dopo le prime quattro giornate sulla carta più agevoli, avrebbe fornito indicazioni più attendibili, ed effettivamente la differenza si è vista abbastanza nettamente in prestazioni e risultati; nondimeno, la classifica attuale ci dice che le squadre considerate “abbordabili” che sono state nettamente sconfitte, anche con punteggi roboanti, oggi si ritrovano in piena zona play off (vedi Avola e Licata), sintomo inequivocabile di come i giudizi sulla forza degli amaranto e sulla loro condizione di favoriti non era certo campata in aria, anzi permane convintamente: non siamo marziani e torniamo con i piedi per terra, ma la consapevolezza sulla propria forza è giusto che resti immutata, purché non si dia la vittoria per scontata.
Migliorare la lettura delle partite: se è vero che l’andamento degli ultimi due scontri in campionato hanno palesato un equilibrio in campo sin qui mai riscontrato, lo svolgimento delle gare avrebbe dovuto suggerire due condotte differenti da adottare in corso d’opera; se infatti contro l’Igea la sensazione diffusa riguardava una partita, seppur bloccata per oltre un’ora di gioco, comunque in controllo e senza la percezione di correre rischi concreti, che dunque autorizzava un atteggiamento volto a cercare il successo fino all’ultimo, i segnali che giungevano ieri pomeriggio, anche in termini di aggressività differente tra le due squadre, avrebbero dovuto saggiamente suggerire, nel finale, una condotta più prudente e conservativa sulla falsa riga della massima, sempre valida e ribadita dal mister nel dopo gara, che se non si riesce a vincere è sempre meglio non perdere, se le circostanze legate alla classifica lo consentono.
Corti in attacco? Forse si tratta di un’analisi prematura, in quanto alcuni elementi probabilmente non hanno ancora acquisito la forma migliore oppure rientrano da lunghi stop; tuttavia il dubbio che l’abbondanza di reti realizzate nelle scorse settimane abbia potuto mascherare una carenza strutturale dell’organico può risultare legittimo: non a caso, nelle ultime due uscite in cui la squadra non è riuscita, come in precedenza, a sbloccare repentinamente il punteggio per poi dilagare, le poche occasioni sotto porta sono state create da centrocampisti o difensori, in una situazione in cui, invece, le circostanze avrebbero dovuto suggerire proprio un’incidenza maggiore del reparto offensivo; le prossime settimane, ovviamente, ci diranno che si tratta di un momento transitorio legato alla condizione dei singoli, o se invece vi sarà la necessità di intervenire nel mercato di riparazione.
L’occasione per un pronta verifica sullo stato dell’arte ce la offre, ancora una volta, un calendario che presenta, per la prossima sfida di campionato, un altro scontro al vertice tra le prime due della classe, ancora una volta nella comfort zone del Granillo; nel mezzo, il turno di Coppa Italia in quel di Barcellona Pozzo di Gotto che, a pelle, può apparire quasi come un disturbo in un momento delicato della stagione, ma che invece può costituire una ghiotta occasione, per chi sinora è rimasto un po’ ai margini, di mettersi in vetrina e, magari, creare dubbi positivi all’allenatore.
