REGGINA, LA CONCRETEZZA NASCE DALL’ABBONDANZA

24.02.2021 16:20 di Valerio Romito   Vedi letture
REGGINA, LA CONCRETEZZA NASCE DALL’ABBONDANZA

Delle cinque vittorie ottenute da Baroni quale allenatore della Reggina, ben quattro sono arrivate con il punteggio minimo indispensabile concesso dalle regole del calcio, e se si aggiunge anche lo 0-2 di Pescara (unica compagine ad aver subito, sia all’andata che a ritorno, il doppio scarto da parte degli amaranto) non si può non notare che tutti i successi sono giunti senza subire reti al passivo, e non si tratta certo di un dato da sottovalutare.

Si ricorderà infatti che, oltre alle difficoltà realizzative acuite dai noti problemi riguardanti le punte, nei primi tre mesi di torneo solo una volta la squadra è riuscita a mantenere la propria porta inviolata, ed alla lunga si tratta di situazioni che si pagano amaramente in termini di risultati, specialmente se, come è noto, la casella dei gol fatti assume la caratteristica diametralmente opposta.

Ciò che va rimarcato, a grande merito del tecnico fiorentino, è l’essere riusciti a riguadagnare la caratteristica del “primo non prenderle” non in maniera rinunciataria ma, come sovente evidenziato da queste pagine, valorizzando la propensione offensiva della rosa, arricchita in sede di riparazione proprio dalla trequarti in su ma anche, e non ce ne vogliano gli altri interpreti nel ruolo presenti in organico, acquisendo un portiere che, al netto di qualche “licenza” di piede forse suggerita dal DNA brasiliano, ha dimostrato solidità e sicurezza non solo tra i pali, ma anche infondendone nei confronti dei compagni di difesa.

È chiaro che vincere con il golletto di scarto comporta ogni volta una buona dose di sofferenza, soprattutto nei minuti finali in cui più di un tifoso rischia di rimetterci le coronarie, e ciò può rappresentare un chiaro sintomo di come, pur attraversando un ottimo periodo di forma che fortunatamente si traduce anche in risultati concreti, si possa e si debba migliorare in tal senso, non va mai dimenticato come in campo scendano anche gli avversari, in un campionato che è sempre stato e resta uno dei più difficili ed equilibrati a livello europeo, e che domenica pomeriggio al Granillo vi era una delle squadre dal rendimento esterno migliore di tutto il torneo, tant’è che vantava solo altre due sconfitte lontano dalle mura amiche.

Inutile dunque sottolineare ancora una volta come le scelte di mercato abbiano consentito alla guida tecnica di operare le tanto desiderate rotazioni in un gruppo che, pur non cessando di cercare ostinatamente un gioco fluido e manovrato e lungi dal fare barricate, alla brillantezza sta preferendo quella concretezza necessaria ad abbandonare le sabbie mobili della bassa classifica, e che a breve sarà nuovamente impegnata in durissimi banchi di prova, a cominciare da Ferrara e contro chi all’andata, a campi invertiti, causò le prime crepe di quella che sarebbe diventata una vera e propria crisi tecnico tattica, e da cui adesso si spera di trarre, chissà, un’opposta (e definitiva) inversione di tendenza.