REGGINA, IL PAGELLONE DELL’ANDATA: PIÙ OMBRE CHE LUCI

27.01.2021 13:26 di Valerio Romito   Vedi letture
REGGINA, IL PAGELLONE DELL’ANDATA: PIÙ OMBRE CHE LUCI

Giunti a metà del cammino nella stagione del ritorno in serie cadetta, proviamo a fare il resoconto di un girone che ha visto gli amaranto esprimersi al di sotto delle aspettative di inizio campionato, probabilmente troppo ottimistiche rispetto alle reali potenzialità della rosa, ma certamente condizionate da una certa dose di sfortuna, che ha interessato soprattutto il capitolo infortuni. Vediamo dunque come si sono comportate, a nostro giudizio, le varie componenti:

PORTIERI

Sicuramente una delle due note più dolenti di questa prima fase di torneo, che ha visto una lunga serie di insicurezze, che in taluni casi sono diventate veri e propri strafalcioni, che si sono spesso rivelati determinanti ai fini del risultato finale; poco premiata la scelta di affidare la porta ad un giovane certamente di grande prospettiva, ma che al momento non ha evidentemente raggiunto quella maturità tale da consentirgli di affrontare di petto un campionato così duro ed impegnativo, anche dal punto di vista mentale, come la serie B italiana, e che ha costretto la società a correre ai ripari con l’arrivo di un portiere esperto ma ancora non giudicabile visto il poco tempo di impiego in campo, e visto che anche la soluzione interna non ha prodotto i risultati sperati: si resta ottimisti per il futuro prossimo, visti i trascorsi di Nicolas e vista anche la buona prova dell’ex milanista subentrato proprio al brasiliano in quel di Frosinone, che forse alleggerito da molte responsabilità ha potuto esprimere al meglio le proprie qualità. IL MIGLIORE: NESSUNO

DIFESA

Non ci si poteva naturalmente aspettare una replica dello strepitoso rendimento difensivo ammirato lo scorso anno ma in una categoria inferiore, ma forse sperare di potere mantenere imbattuta la propria porta per più di tre occasioni su 19 giornate, magari sì: la scelta di mantenere due terzi dei titolari del reparto che così bene aveva fatto in C con l’inserimento di un elemento proveniente dalla massima serie aveva certamente una sua logica condivisibile, non corroborata a pieno dal rendimento di qualche singolo, ed a cui la situazione relativa ai portieri non ha certo giovato; la situazione è certamente migliorata con il cambio di modulo, poiché lo schieramento a quattro appare più consono alle caratteristiche dei difensori presenti in rosa, e non è un caso se nelle ultime sei apparizioni sono state “appena” cinque le reti subite, dato apprezzabile se paragonato alla media di 1,6 gol incassati nelle precedenti 13 giornate. IL MIGLIORE: LOIACONO

ESTERNI

Anche il settore che, soprattutto durante l’andata della stagione 2019/20, era risultato l’arma in più della banda Toscano, ha subito una metamorfosi delle gerarchie da ottobre fino ad oggi: ad un inizio di torneo che ha visto riproporre la collaudata batteria di esterni composta da Rolando e Liotti, con quest’ultimo grande (ed inaspettato) protagonista soprattutto dal punto di vista realizzativo, sono subentrati la fantasia e la versatilità di Situm e la grande personalità di un Di Chiara che, partito in sordina, si è rivelato uno degli elementi più preziosi soprattutto nei momenti di difficoltà; l’adozione del 4-2-3-1 ha poi ulteriormente valorizzato le caratteristiche sia dell’ex perugino che del croato, con il neo arrivato Micovschi in rampa di lancio ed in attesa di possibili ulteriori innesti utili a favorire un ricambio ad un settore molto dispendioso e, dunque, aperto a continue staffette in corso di gara. IL MIGLIORE: DI CHIARA

CENTROCAMPO

Nonostante le difficoltà che hanno interessato un po’ tutte le componenti dell’organico, il settore nevralgico ha probabilmente rappresentato una delle poche certezze di una stagione piuttosto tribolata: il nuovo acquisto Crisetig si è confermato elemento di categoria e di qualità, al netto di un piccolo calo di condizione intervenuto sul finire dell’anno solare, coadiuvato dal lavoro “oscuro” di un Bianchi magari poco appariscente ma la cui costanza di rendimento si è rivelata indispensabile anche con il cambio della gestione tecnica; la vera sorpresa però si è rivelata essere uno degli acquisti passati quasi in sordina rispetto ad altri nomi più roboanti, ma che sul campo ha dimostrato, con i suoi strappi, uno strapotere fisico quasi fuori categoria ed un sempre più crescente senso del gol, di poter rappresentare un fattore decisivo per le presenti e future sorti della squadra. IL MIGLIORE: FOLORUNSHO

ATTACCO

L’altra, vera nota dolente della stagione, più che per ragioni legate al rendimento dei singoli, condizionata dall’incredibilmente alto numero di guai fisici che hanno interessato pressoché esclusivamente l’intero reparto offensivo, ma anche da scelte di mercato certamente rischiose, per non dire discutibili; il povero Denis ha dovuto sobbarcarsi, per almeno metà girone di andata, da solo il peso dell’attacco amaranto, quando evidenti ragioni anagrafiche avrebbero suggerito un utilizzo più razionale ed equilibrato, con ovvie ripercussioni sull’efficacia realizzativa del tanque, per un settore che vedeva l’arrivo di Menez come punta di diamante dell’intera serie cadetta: vi è da dire che anche l’apporto dell’ex PSG, anche per motivi fisici che lo hanno tenuto fuori dal campo per un paio di mesi, è risultato non all’altezza delle grandi aspettative di inizio stagione, tuttavia è innegabile, e lo confermano numeri e statistiche, che con l’asso francese in campo il rendimento del resto della squadra migliora sensibilmente in termini realizzativi e di punti conquistati, ed in vista di un girone di ritorno che vedrà, ovviamente, il reparto praticamente rivoluzionato, chissà che non possa definitivamente costituire l’arma in più tanto attesa. IL MIGLIORE: MENEZ

ALLENATORI

Quasi nessuno si sarebbe aspettato di poter rinunciare, in corso d’opera, al condottiero della cavalcata trionfale che solo pochi mesi prima aveva riportato la città nei palcoscenici che merita: certamente ha pesato, e non poco, l’infermeria perennemente affollata che lo ha costretto troppo spesso a schierare formazioni praticamente obbligate, nonché prive di “bocche di fuoco” che consentissero di finalizzare la consueta manovra avvolgente a cui il tecnico reggino aveva abituato la piazza amaranto; tuttavia anche il buon Mimmo non può dirsi esente da responsabilità dovute, riteniamo, ad una mancanza di elasticità tattica che, nei momenti di maggiore emergenza, avrebbe probabilmente potuto sopperire, seppur in parte, alle mancanze strutturali, cosa che invece può essere assegnata come indubbio merito a Marco Baroni che, in situazione di analoga criticità, ha saputo valorizzare al massimo le caratteristiche di chi aveva a disposizione e consentendo alla squadra di riprendere a fare risultati, seppur ancora altalenanti ma che hanno consentito di rimettere il naso fuori dalle sabbie mobili in cui stava precipitando, seppur la situazione sia ancora estremamente pericolosa: la speranza è che l’ex tecnico possa finalmente avere a disposizione un organico completo e numeroso in tutti i reparti, per far sì che il bel gioco mostrato nelle ultime settimane possa divenire anche redditizio per la classifica, soprattutto superando la differenza di rendimento tra i due tempi che sta impietosamente rovinando il lavoro intrapreso. IL MIGLIORE: BARONI