REGGINA, GLI ERRORI, LE EVIDENZE ED I MONITI DAL PASSATO

01.12.2020 16:00 di Valerio Romito   Vedi letture
REGGINA, GLI ERRORI, LE EVIDENZE ED I MONITI DAL PASSATO

Un novembre reggino così “freddo” si fa fatica a ricordarlo, e non ci riferiamo ovviamente alla temperatura, poiché lo zero di cui parliamo non è quello della colonnina di mercurio, bensì i punti conquistati nell’arco dell’intero mese.

Alzi la mano chi avrebbe potuto soltanto immaginare l’avvento di quella che, ormai, non può che essere ufficialmente dichiarata come crisi, determinata da una serie molto variegata di fattori, alcuni imponderabili ma altri certamente evitabili.

Abbiamo già avuto modo di evidenziare come nel calcio la componente infortuni sia un elemento più o meno ricorrente e, dunque, da mettere in conto nell’arco di una stagione: quello che però appare assai inconsueto è la straordinaria costanza, nella frequenza e nella forma, con cui si stanno ripetendo di settimana in settimana, al punto da condizionare fortemente l’eterogeneità di un organico ritenuto, almeno numericamente, ampio e completo in ogni ruolo; che poi si tratti di pura sfortuna o di un difetto legato a preparazione e metodi di allenamento non è dato saperlo, anche se un sospetto lecito può insinuarsi in tal senso proprio perché trattasi di incidenti di eguale natura (muscolare), nel qual caso l’importante è che chi di dovere riesca eventualmente a coglierne cause e soprattutto rimedi.

Non si può tuttavia ridurre la questione ad una semplice combinazione di avversità, che indubbiamente può aver inciso pesantemente sulle difficoltà realizzative visto che proprio l’attacco è stato il reparto più penalizzato dai malanni fisici, ma che una attenta analisi rileva che, nel complesso, le sconfitte sono state figlie anche di ben altri fattori: tolta la disfatta di Empoli, in cui nulla si può recriminare se non una prestazione deficitaria di fronte ad un avversario in stato di grazia, è facile evidenziare come le altre tre battute d’arresto siano state pesantemente influenzate dall’inferiorità numerica intervenuta per un intero tempo in due circostanze, e per oltre un’ora in occasione del primo stop in campionato, e sarebbe troppo semplice derubricare la faccenda quale eccesso di formalismo arbitrale che certamente si può riscontrare, ma in corresponsabilità con altrettanto evidenti leggerezze disciplinari, quando non vere e proprie ingenuità difficilmente tollerabili a questi livelli. Né può essere altresì ignorata la permeabilità difensiva, determinata più da cali di concentrazione che da lacune di un reparto arretrato ben assortito ma che in una sola occasione è riuscito a mantenere la porta inviolata (e, non a caso, l’unica volta in cui l’uomo in più era amaranto).

Quanto sia stato determinante affrontare l’avversario in dieci contro undici ha trovato ulteriore conferma sabato pomeriggio, ove prima del rosso sventolato a Folorunsho ad inizio ripresa la squadra aveva egregiamente tenuto il campo contro i quotati padroni di casa, sintomo del fatto che, come amiamo ripetere, questa squadra, al netto di tutte le traversie evidenziate, sia tutt’ora in grado di competere con tutti gli avversari, aspettando che la famosa ruota cominci a girare anche un po’ per noi, come auspicato dal tecnico a fine gara.

Per continuare con le ripetizioni: a costo di diventare petulanti, raccomandiamo ancora una volta come, in questa fase (speriamo) transitoria, la soluzione più saggia sia quella di abbassare l’asticella e dotarsi di grande umiltà, in forza delle esperienze passate che in un paio di occasioni hanno visto rose amaranto altrettanto competitive inabissarsi per il solo fatto di non essersi adeguate per tempo ad una realtà non programmata. E non imparare dalla propria storia sarebbe l’errore più grave.