IL PAGELLONE DI FINE ANNO - Gli allenatori: Dionigi, non tutta la colpa è la tua. Pillon, una salvezza con i baffi
Nuova puntata con "Il Pagellone di fine anno". Si prosegue con gli allenatori.
DIONIGI 5
Grande occasione persa, ma si dice spesso, sopratutto per consolare gli innamorati delusi da una storia finita, "Potrai imparare tanto da questa esperienza..". Effettivamente, Davide Dionigi ha moltissimo da imparare dai suoi nove mesi in sella alla panchina amaranto. Torna sullo Stretto, stavolta come allenatore, accompagnato dal gradimento di piazza e dell'opinione pubblica: Dionigi non si discute, è uno dei simboli della Reggina e lo sarà per sempre. Ha una sua idea precisa di calcio, il 3-4-3 come modulo base, appunto la difesa con tre elementi, un attacco composto da una torre centrale e due attaccanti esterni. Lavora per TUTTA l'estate su questo modulo, stavolta senza incappare in ripensamenti repentini che hanno caratterizzato i suoi predecessori e inizia la stagione proprio con il medesimo modulo, ripescando un Sarno "sbeffeggiato" dalla società. Ma, al termine del mercato estivo, non gli arrivano quelle due-tre pedine essenziali per poter proporre il suo schema e il suo calcio e nonostante qualche malcelato malumore, prova a far di necessità virtù: qui non ha affatto colpe, anzi numerosi alibi. L'avvio di stagione è discreto, contando anche la penalizzazione di due punti che infastidisce un pò la squadra. Ma già dopo Lanciano, già dopo le prime sconfitte, Dionigi mostra i primi segni del cambiamento di modulo, che si rivela assolutamente negativo, non tanto per i risultati, perché la squadra non crolla mai, ma si mantiene a galla, pur sempre nel basso della classifica, quanto per il gioco, che si rivela spesso improduttivo e potenzialmente senza sbocchi. Vittoria su punizione, abbastanza fortunata, contro il Novara con il 3-5-2, vittoria di grande profilo e sicurezza contro l'Ascoli, con Sarno e due attaccanti, sconfitta ma dopo un grandissimo primo tempo al cospetto del Sassuolo, sempre con il trio offensivo. Si torna poi, al 3-5-2,sopratutto dopo la lunga sosta invernale, con l'esclusione di Sarno (non l'avrà voluta lui, ma ha penalizzato solo lui). La società prende Di Michele, un suo fedelissimo per la fascia destra, Antonazzo, e Colucci in mezzo, adattandolo al ruolo di play di centrocampo. Dopo Vercelli, sarà una corsa verso il basso, con la parziale delusione del rendimento di Di Michele, ma con quel sistema di gioco che non ha permesso alcun tipo di svolta. Un pò di nervosismo verso febbraio-marzo, che penalizza un pò la squadra. Insomma, l'esonero era nell'aria e solo una serie di rimonte negli ultimi secondi, lo ha tenuto aggrappato. Forse se avesse seguito un filo logico nelle decisioni di mettere la squadra in campo e di farla giocare con il modulo che aveva dato netti segnali di potenziale crescita, magari veniva esonerato, ma senza aver lasciato quasi da sconfitto e da unico responsabile del disastro che si stava profilando. Non ha tutte le colpe del campionato di grande sofferenza, ma è un peccato aver avallato certe decisioni. Ha pagato solo lui ed è una parziale ingiustizia.
PILLON 8
Arriva in mezzo allo scetticismo di chi non guarda le cose con obiettività, se ne va con la più dolce e trionfante rivincita verso i prevenuti a convenienza. Bepi Pillon ha guidato la Reggina alla salvezza e al di là dei gesti tecnici dei singoli, delle circostanze fortunate, delle sventure delle altre squadre in lotta per la permanenza, il merito è tutto il suo. I numeri parlano chiaro: 5 vittorie, 17 punti in 11 gare, media punti di 1,54 a gara, proiezione punti con questo andamento per tutto il campionato a 64 punti, dati da ripetere come un mantra per chi ancora non sottolinea i meriti dell'allenatore di Preganziol. Il tutto con una squadra oggettivamente di qualità modesta, con numerosi problemi tattici e mentali, gravata nel cammino da sconfitte pesanti e quasi da sentenza definitiva. Propone subito quella difesa a 4 osteggiata senza ragione da tutti gli ultimi predecessori, dimostrando che questa Reggina può cambiare modulo, senza affidarsi a falsi talismani. Decisivo sopratutto nel non far perdere il lume della ragione anche nelle situazioni più scabrose, sopratutto dopo Brescia e sopratutto dopo l'1-0 del Cittadella. Nulla da aggiungere, se non quel pizzico di rammarico per qualcosa che poteva essere anche cinque anni fa: chissà se invece di defenestrarlo dopo solo quattro partite, avesse avuto maggiore fiducia, magari i miracoli possono ripetersi...Simbolo.
