Gaz.Sport, Ghirelli: "In dieci mesi ridata credibilità Stadi pieni, playoff top, zero incidenti. E non è finita"

07.09.2019 10:30 di Redazione Tuttoreggina Twitter:    Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Gaz.Sport, Ghirelli: "In dieci mesi ridata credibilità  Stadi pieni, playoff top, zero incidenti. E non è finita"

Il presidente della Lega Pro, Ghirelli, ha parlato ai microfoni di Gazzetta dello Sport sui temi importanti che riguardano la terza serie.

Ecco l'articolo firmato da Andrea Fanì:

Presidente Ghirelli, dieci mesi alla guida della Lega Pro. Riforme, battaglia per le regole, ricerca di risorse. Faticoso?

«Scusi, perché dieci? Io ricordo solo dal 5 maggio...». Sorrisino...

Ehm, come dal 5 maggio, era il 6 novembre 2018...

«Ma sì, il 5 maggio, l’inizio dei playoff di C, partite bellissime, il pallone al centro di tutto, gli stadi pieni. Mi sono divertito. Era il 5 maggio, sbaglio?».

Vabbé, apprezziamo l’ironia. Però c’è stato un lungo e sofferto pre-cinquemaggio. Fideiussioni fantasma, gironi monchi, squadre sparite...

«È stata una stagione complicata, soprattutto per quei presidenti che in C fanno sacrifici e le cose per bene. È stato compromesso l’equilibrio tra competizione sportiva, regolamenti, tribunali. Non ero ancora presidente ma non ho capito la ratio dei mancati ripescaggi e delle fideiussioni. Bastavano buon senso e rispetto delle regole».

Abbia pazienza, da decenni si dice che il problema è il rispetto delle regole. Poi puntualmente le regole vengono aggirate, modulate, interpretate. Abbiamo detto “basta”?

«Beh, datemi atto che abbiamo cambiato, con il presidente Figc Gravina, il corso delle cose. Primo: la riammissione dei club virtuosi è diventata regola, niente spazio a banditi e furbetti. Secondo: l’anno scorso oltre quaranta stadi erano fuori norma, quest’anno abbiamo impianti in regola, illuminazione adeguata, seggiolini per tutti e addirittura in plastica riciclata, vedi Pontedera. Significa rispetto per la gente. Terzo: stretta decisa sulle iscrizioni, con la documentazione da presentare in unica soluzione, non a puntate. Parola chiave: credibilità».

Oh, credibilità: infatti la gente è tornata allo stadio.

«La credibilità è decisiva. E poi c’è il cambio del regolamento sui giovani. Non si lavora più solo per valorizzare talenti di A e B. I nostri club prendono incentivi per formare giovani propri. È la mission della Serie C».

Eppoi il 5 maggio, giusto?

«Già, i playoff. Formula eccitante, 320mila biglietti venduti, stadi pieni. E aggiungo: nessun incidente e nessuna restrizione ai tifosi. Trapani-Catania, derby delicatissimo nei playoff: i tifosi catanesi, cui per buona parte del campionato era stato vietato di spostarsi, in tribuna. Tutto liscio, neanche un problema. E a Trieste? Finale col Pisa, ventimila persone, i presidenti in campo assieme. Questa è civiltà».

Quanto vi aiuta avere Monza, Bari e Vicenza? Silvio Berlusconi, la famiglia De Laurentiis, Renzo Rosso...

«Attraggono. Grandi piazze, per tacere di Catania, Modena, Cesena. Ma la cosa eccezionale sono i 12mila abbonati alla Ternana, il boom a Monopoli».

Perché le squadre B non decollano?

«Sarebbe un enorme trampolino per i giovani delle big. Eppure solo la Juve ha colto l’occasione. Però a luglio è venuto a trovarmi Joe Barone, braccio destro di Commisso alla Fiorentina. Mi ha detto: “Vogliamo fare la seconda squadra, ne beneficeremmo noi e l’Italia”. Forse siamo sulla strada giusta. Come per il movimento femminile. Noi in C abbiamo un vicepresidente come la Capotondi, un proprietario come Anna Durio a Siena, e per cavalcare il boom del Mondiale in Francia lavoriamo tantissimo per aumentare le praticanti, al momento 25mila circa».

Avete bisogno di più soldi?

«Viviamo delle risorse della Legge Melandri sui diritti tv. E se facciamo formazione, e la facciamo, bisogna ragionare sulla ripartizione delle risorse. Ma andiamo oltre il calcio, perché la C è una scuola per tutti: giocatori, allenatori, cittadini. Per esempio abbiamo fatto un accordo con la Coldiretti, andiamo nelle scuole per parlare di educazione al cibo, ai prodotti genuini, al consumo sostenibile. Non è educazione civica questa? Noi siamo il reticolo sotterraneo del Paese. Ecco perché chiediamo la defiscalizzazione per i club. Il nuovo ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, sa che siamo la “Lega dei pulmini”, prendiamo i ragazzi e li portiamo al campo, li togliamo dalla strada. Ebbene la defiscalizzazione sarebbe un modo per aumentare le risorse: noi educhiamo. Educhiamo contro il razzismo, educhiamo all’inclusione, alla salute. La C è una scuola di cittadini».