REGGINA - MA SICURO CHE SIAMO QUESTI?

 di Giovanni Cimino Twitter:   articolo letto 1700 volte
© foto di Federico Gaetano/Tuttolegapro.com
REGGINA - MA SICURO CHE SIAMO QUESTI?

"Non siamo la Juventus". Le parole di mister Zeman nel post Catanzaro-Reggina, sintetizzano la chiave di lettura che oggi vogliamo dare nel day after della sfida del Ceravolo.

Questa Reggina sta facendo vedere, sopratutto nelle ultime giornate, i suoi limiti tecnici, mentali e psicologici. Una squadra che a Catanzaro ha dimostrato di essere superiore all'avversaria, che ha offerto la sensazione di poter far male in qualsiasi momento, ma che non ha trovato la zampata decisiva. Incredibile l'errore di Coralli a metà prima frazione: serviva una botta a frantumare la rete, il Cobra ha tentato un ingenuo pallonetto da tre metri. Incredibile il fallo di Kosnic sul rigore a favore del Catanzaro: il serbo aveva combinato la frittata, ma non era ultimo uomo e invece non ha trovato di meglio che strappare la maglia a Giovinco. Se valutiamo il lavoro di Zeman solo con queste sfumature, allora non facciamo onore all'obiettività e alla serenità di giudizio che bisogna avere in casi come questi.

Allo stesso tempo, gli amaranto hanno dato tangibile prova di avere capacità e potenzialità per restare tranquillamente a galla, senza dover per forza soffrire sino alla fine del torneo. Resta da capire il perché spesso ci si arrende di fronte alla prima difficoltà o ci si scioglie davanti all'avversità. Qui, probabilmente, subentra l'analisi che deve fare il club sul lavoro del tecnico: e in questo caso, dal di fuori, è difficile sputare sentenze o offrire soluzioni, a maggior ragione se sono le solite ricette catastrofistiche o zamparinistiche. La squadra è oggettivamente questa oppure si può andare oltre a quello ammirato in campo nelle ultime cinque-sei gare?

Il nocciolo finale della questione è che, nonostante la bufera degli ultimi tempi, la squadra è lì, tra inferno e purgatorio e nulla è davvero compromesso: sta ai calciatori, all'allenatore e alla società, far ricredere chi oggi è eccessivamente critico a prescindere.