REGGINA/ Giacchetta: «Playoff? Dipende dal prossimo mese»
Pescara, Ascoli, Bari, Livorno, Varese e Brescia. Dopo queste sei gare, cui seguiranno le ultime nove, la Reggina potrà tirare le somme dando un'occhiata alla classifica.
Questo è il concetto che emerge dalle parole di Giacchetta affidate alla Gazzetta del Sud. Di seguito, le principali dichiarazioni del direttore dell'area tecnica.
PESCARA - «Ha meccanismi ben oliati e consolidati che non credo possano evaporare dalla sera alla mattina. Poi può vincere o concedere all’avversario l’opportunità di farlo a sua volta e ci può stare. E’ innegabile, però, che la squadra sia portatrice di grande entusiasmo ai fini del bel gioco e dei risultati, spinta da un tifo che, giustamente dico, è su di giri. Pescara che gode del capocannoniere del torneo, Immobile, non il solo da temere. Indubbiamente, vi si riscontra un fascino particolare. Ecco che la Reggina deve ritrovare se stessa. Il nocciolo è questo: potenziare il motore e recuperare la forma per sostenere i progetti sportivi».
JUVE STABIA - «Sicuramente non abbiamo assistito a una prestazione in linea con le qualità della Reggina poiché non sviluppavamo le nostre capacità tecniche. Il livello del confronto a loro favore derivava dalla cattiveria agonistica e dalla voglia di giocarsela con enorme convinzione. Mi riferisco ad atleti fra i quali molti vanno in scena sul palcoscenico della Serie B per la prima volta, in un ambiente raccolto, ma caratterizzato da una notevole intensità emotiva. Ho provato delusione non perché, come ho sentito e letto alla vigilia, la partita fosse decisiva, ma perché ogni gara è un esame al quale occorre proporsi dando il massimo. Il calcio è uno sport che richiede corsa, sudore e agonismo. Se li traduci in costanza di rendimento sei alla metà dell’opera. Alla base occorrono tali requisiti. Parlo non solo dell’atleta ma dell’uomo-calciatore. Sono indispensabili sofferenza, sacrificio, voglia di agonismo nel dna di chi ambisce a un livello superiore. Chi sa soffrire esalta queste doti. Il gruppo l’anno scorso lo ha fatto, vuol dire che ne è capace. Con ogni probabilità, quest’anno si è dato per scontato di averlo dimostrato con le conseguenze che riscontriamo. Bisogna ripartire con quello spirito».
PLAYOFF - «Non parlerei di tram passato, o non passato, perché ricadrei nella banalità di chi asserisce che una partita, o una sconfitta, possa essere di fondamentale importanza proprio in chiave playoff. Nel calcio di fondamentale conosco la continuità sul campo di gara e dal lunedì al venerdì nel corso degli allenamenti per testimoniare di volere essere all’altezza del compito. Naturalmente, è facile asserire dopo una vittoria che la strada dei playoff è aperta. Sarà meglio verificarlo durante l’ultimo mese. Per il momento, la Reggina deve notare coesione e entusiasmo, proprio come l’anno passato, quando dall’io tutti hanno tirato fuori il meglio. Credo che se adesso si pensa meno ai playoff e si bada più a se stessi nella preparazione e poi nei confronti ufficiali, allora la Reggina potrà riprendersi e ritrovare la propria identità. Perché di questo si tratta. Una squadra giovane non sempre è capace di reggere tanta pressione».
GOL SUBITI - «Il dato è negativo e le spiegazioni possono essere tante. E’ sempre una questione di equilibrio tattico. Il mercato ha portato i vari Angella, Freddi, Armellino, Melara, i portieri Zandrini e Belardi che hanno conferito solidità al gruppo. Secondo me è il lavoro che determina tutto. Non è una novità».
