Presidente, l'identikit non corrisponde: Atzori può essere manager?

14.06.2013 19:34 di  Antonio Paviglianiti   vedi letture
Presidente, l'identikit non corrisponde: Atzori può essere manager?
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© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com

Siamo onesti, leggere il nome di Gianluca Atzori sulla panchina della Reggina ha spaccato la tifoseria in due, per semplici motivi. Da una parte c’è chi tiene ancorata a sé la stagione 2010/2011, in cui l’allenatore di Collpeardo, con un organico alquanto competitivo – non ditelo a Breda e Dionigi che di colpe loro ne hanno avute, ma gli organici non hanno di certo aiutato – sfiorò la promozione, vivacchiando nella seconda parte di stagione nell’ultimo posto utile per i playoff. Questo “vivacchiare” non è andato giù all’altra metà di tifo reggino, che imputa al tecnico romano una scarsa volontà nell’osare, sfociata nella sfortunata serata di Novara. Si sa, la fortuna aiuta gli audaci se lo sei fino in fondo, non per un quarto abbondante di stagione.

Il tecnico Atzori, reduce da due esoneri alquanto scottanti (Spezia e Sampdoria) sceglie nuovamente Reggio Calabria per rilanciarsi, un po’ come fece nel 2010, quando era reduce da una stagione disgraziata in quel di Catania, terra in cui raramente un allenatore fallisce. La scelta, giusta o sbagliata che sia, viene fatta ponderatamente da un presidente che si è preso venti giorni per valutare tutto ciò che avesse intorno.

"Voglio un manager che sappia non solo dare indicazioni, preparare la squadra ma gestire con forte personalità tutti i giocatori e coordinare l'attività dei tecnici delle formazioni giovanili." Queste le parole del presidente Foti quel venerdì di fine maggio. A tatto ci sentiamo di affermare che, se il profilo cercato sia stato veramente questo, non corrisponde alla figura di Gianluca Atzori. Non riscontriamo nel tecnico laziale quel carisma per confrontarsi con il resto della società, o almeno nel coordinare le attività dei tecnici; di certo, nella prima esperienza amaranto, qualche dissapore con Giacchetta – rientrato poi col tempo – vi era stato, sintomo che comunque il confronto lo sa reggere.

A scanso di equivoci o di un’errata lettura del “lettore”: neanche Calori, il giovane Vecchi o il cinquantenne Auteri sembravano corrispondere a tali requisiti. L’unico, forse vero reale obiettivo del presidente Foti, era Vincenzo Torrente che, un po’ come accaduto negli anni duemila con Roberto Baggio, ha seguito il “padre calcistico” Gigi Simoni.

Con un Atzori a caccia di riscatto, troveranno spazio nuovamente Rizzato che, nell’ultima stagione in palla non è sembrato (l’età avanza e anagraficamente ci sono due anni in più rispetto ad Atzori I) e quel modulo tanto apprezzato in casa Sant’Agata: il 5-3-2. Viene abbandonata, così, fin da subito l’idea di proseguire un percorso tattico iniziato dal buon Pillon  che, anche quest’anno, partirà da casa a inizio stagione per poi portare in salvo, come già spesso fatto, chi lo chiamerà in causa.

Per dare garanzie valide al tecnico di Collepardo bisogna completare un’ossatura: un portiere esperto; Adejo; un centrocampista di qualità (il solo Colucci non basta, ndr.);  una prima punta che di mestiere sappia fare gol da affiancare a David Di Michele.

Il centenario della Reggina inserisce un nuovo tassello al proprio puzzle, la speranza è che si arrivi all’11 gennaio 2014 con uno stato d’animo “estasiato”, sintomo che le cose stanno andando per il meglio e che la società - a dispetto di quanto attualmente ci sentiamo di affermare - abbia fatto davvero la scelta giusta.