LA REGGINA TROVA LA MATTONELLA-SALVEZZA
Una partita strana, sofferta, difficile: il Grosseto di Francesco Moriero arriva a Reggio di Calabria senza pensieri, a causa di una retrocessione scritta. Bepi Pillon aveva ammonito gli addetti ai lavori nella giornata di ieri: “Non sottovalutiamo gli avversari”. Così è stato: ancora una volta sono i minuti finali a regalare la vittoria alla Reggina. Le cose facili non sembrano piacere dalle parti di via delle Industrie, così è più bello, ma la sofferenza precedente logora un po’ troppo.
LO SCENARIO – Si gioca in un clima quasi di festa. La tifoseria, per quest’ultimo appuntamento (si spera) casalingo ha deciso di riempire le poltroncine del Granillo. Sia chiaro, non parliamo di numeri che rievocano il pubblico della serie A ma, perlomeno, 1145 biglietti in più sono stati venduti. La Curva Sud ha pulsato più del solito, trascinando gli amaranto a “non mollare” nel momento clou dell’incontro, quando il Grosseto sembrava aver preso campo.
LE SCELTE TECNICHE – Pillon sceglie di giocarsi la carta D’Alessandro per evitare di sbilanciarsi troppo e prestare il fianco alla squadra toscana. Dietro di lui agisce Antonazzo mentre, il favorito alla vigilia, l’alto-altesino Fischnaller si accomoda, inizialmente, in panchina. Fuori Ely per Bergmamelli e Adejo, dentro Gerardi in attacco al fianco di Di Michele, panchina per Campagnacci. Risponde Moriero col consueto 4-2-3-1, Piovaccari terminale offensivo, Brugman cervello della squadra. Dietro Padelli è invalicabile, così come Lanni.
CATENA DESTRA DA RIVOLUZIONARE – La Reggina parte forte spinta da una Curva che ruggisce. Il Grosseto soffre sulla sinistra dove Barillà agisce da jolly: parte esterno di un centrocampo a quattro fino ad agire nelle vesti di centrocampista offensivo. È proprio il numero diciassette a far strozzare l’urlo in gola: tiro a giro dai venticinque metri incrocio sfiorato, con Lanni che può solo guardare. La catena di destra, però, dà problemi a Pillon. Non paga la scelta D’Alessandro che per tutto il tempo viene beccato dal pubblico e sbaglia anche le cose più elementari. Antonazzo, così, è limitato e non riesce ad arrivare quasi mai sul fondo con le sue sovrapposizioni. Proprio da quel lato è il Grosseto a rendersi pericoloso con Coulibaly che, però, calcia malamente. Un colpo di tacco da parte di Di Michele smarca D’Alessandro il quale non riesce nell’aggancio: il pubblico si spazientisce, lui si fa male. Fuori l’ex Reggiana, dentro Fischnaller. Ma il primo tempo, di fatto, si chiude così.
PIOVACCARI PERDONA… - Nella ripresa il Grosseto sorprende una Reggina un po’ troppo contorta. La squadra di Pillon non riesce praticamente a pungere una retroguardia, quella maremmana, nella sua migliore giornata. La domanda sorge spontanea: è merito del Grosseto o demerito della Reggina, la prestazione della difesa toscana? Fatto sta che il Grosseto colpisce in contropiede e rischia di far davvero male. Piovaccari è l’indiscusso protagonista: da un tiro dalla bandierina errore difensivo e l'attaccante, da due passi, grazia Baiocco. La Reggina subisce il contraccolpo e per poco Calderoni, dimenticato da un Antonazzo non ottimale nella diagonale difensiva, non ne approfitta. Prima della sostituzione ancora l’attaccante ex Sampdoria pericoloso: da due passi Baiocco chiude le gambe e fa tirare un sospiro di sollievo al pubblico reggino.
…DI MICHELE NO! – Pillon corre ai ripari, così come Moriero. Il primo inserisce Campagnacci che si prende lo scroscio di applausi da parte del pubblico del Granillo, frutto del gol-salvezza a Cittadella. Il secondo ridisegna la squadra con l’inserimento di Donati. Le lancette iniziano a far alzare la tensione, il gol sembra non arrivare e Lanni non è esente da parate importanti. Hetemaj al limite dell’area viene atterrato da Briganti. È la svolta della partita: è la mattonella della serie B. Di Michele si incarica della battuta, il Granillo “sospende il fiato”. Palla a giro e Lanni colto in controtempo. L’attaccante di Guidonia corre ad abbracciare il figlioletto Mattia, in panchina a seguire le gesta del padre. I minuti finali sono solo frutto della radiolina. Al triplice fischio c’è la sensazione che Pillon, in meno di due mesi, abbia portato a termine l’obiettivo. Adesso basta anche una sconfitta a Vicenza con un regalo dagli altri campi, o un punto al Menti.
Ciò che sembrava utopia dopo Brescia, ciò che sembrava utopia dopo Cesena, può essere realtà.
