ROSATI A TUTTOREGGINA: «So chi c'è dietro Tamburini. Pronto a rivolgermi alla giustizia ordinaria»
Se questo è un mostro. I recenti provvedimenti per il calcioscommesse stanno sfociando in diverse riduzioni o assoluzioni, per società e tesserati. Alla fine, quella di Gianni Rosati rimane tra le squalifiche più pesanti: tre anni e tre mesi di inibizione. L’implicazione del proprio ex direttore sportivo, in veste di consulente di mercato, ha comportato alla Reggina un handicap di due punti, come stabilito dal terzo grado di giudizio sportivo.
Il dirigente marchigiano non ci sta, come confida a Tuttoreggina a pochi giorni dalla prima udienza al Tnas (22 febbraio, probabile si tratti di un formale tentativo di conciliazione), e scredita il suo unico ma decisivo accusatore. Juri Tamburini da Cattolica, ex terzino del Modena, che lo ha additato come mandante di un’offerta in denaro, recapitata telefonicamente al portiere Antonio Narciso per far perdere il suo Grosseto contro la Reggina, nel maggio 2011.
Un forte legame con Consonni (capitano dei maremmani, al momento dei fatti), buoni rapporti con Camilli (presidente) e Iaconi (direttore sportivo). A Grosseto si saranno offesi in parecchi, se è vero che li ha bypassati rivolgendosi a Narciso…
«Potevo anche avere qualche conoscenza dall’altra parte, ma non fa parte del mio modus vivendi chiedere favori ad amici di altri club o chicchessia. Però la cosa che più mi dà fastidio, facendomi pensare ad un disegno dietro tutto ciò, è che sia stato strumentalizzato questo Tamburini. Mi conosce, ma non c’è amicizia. Ciao, come stai e arrivederci. Qualcuno che voleva farmi del male ha usato questo ragazzo. Non so se l’ha fatto inconsciamente o in accordo con queste persone».
D’accordo con quali persone?
«Mi è dato sapere che aveva degli amici i quali, sicuramente, non erano miei amici. Le solite cose che succedono nel mondo del calcio, ti crei inimicizie con qualche procuratore o direttore, perché non ci fai affari o gli fai capire di non avere stima, sia a livello professionale che personale. So chi sono questi due, ma non ho le prove e non posso fare nomi e cognomi».
Da quanto tempo esiste questa conoscenza, seppur marginale, con Tamburini?
«L’ho conosciuto quando era calciatore del Modena, frequentava il mio stesso ristorante. Risale ad un paio di anni fa. Si era appena separato e conviveva con una ragazza di Carpi. Abbiamo scambiato qualche opinione sul calcio. È inimmaginabile che potessi rivolgermi a lui per una cosa del genere, non lo faccio per modus vivendi, figuriamoci con questo Tamburini».
Che pensiero le ha esposto Foti, appena sono emerse le contestazioni?
«Anche lui era rimasto meravigliato, sa benissimo che non avrei mai nemmeno ipotizzato una cosa del genere. Né per me, né per conto altrui».
L’episodio ha inciso sul rapporto professionale?
«Tra me e Foti sicuramente no, ma ha inciso per me. In questo modo non posso lavorare per nessuna società, essendo squalificato. Non posso partecipare al calciomercato. Mi sento quasi un additato, senza aver fatto niente. Leggo di calciatori con prove contro, andati incontro alla giustizia ordinaria, che oggi giocano. Io mi trovo squalificato senza aver fatto niente e senza avere prove contro, non ce n’è neanche una».
A quanto pare, neanche Narciso ha capito da dove provenisse quella famosa offerta.
«Tra l’altro, io Narciso non lo conosco e non ci siamo mai visti o sentiti. Mi sembra una cosa illogica. Leggo che a tutti viene derubricata la squalifica, mentre negli atti del processo alla Reggina, sembra che io sia il mostro del calcioscommesse. Non ho mai fatto una scommessa, non conosco le persone implicate, sono al di fuori di tutto e va a finire che a pagare più di tutti sono io, senza una prova».
È il caso di andare oltre la giustizia sportiva?
«Sicuramente. Se non riceverò l’assoluzione piena, sarò costretto a rivolgermi alla giustizia ordinaria. È un’onta che voglio togliermi da dosso. Per me e soprattutto per la mia famiglia. Mio padre e mio zio hanno fatto tanti anni di calcio all’insegna della sportività, non voglio portarmi addosso questa macchia».
E sarebbe brutto anche che i tifosi della Reggina ricordassero il nome di Rosati (per anni consulente di mercato, prima che ds) legandolo ad una penalizzazione.
«I tesserati della Reggina che mi hanno conosciuto, da Missiroli e Viola a Rizzo e Cascione, sanno chi sono e non gli verrà mai la più pallida idea che possa aver fatto una cosa del genere contro la Reggina. Chi non mi conosce forse sarà nel dubbio, ma ho sempre lavorato per la Reggina, vista la forte amicizia col presidente Foti e la sua famiglia. Spero che i tifosi facciano tesoro di questa cosa, senza pensare ad altro».
Ci sarà il tentativo di conciliazione?
«Quando si parla di conciliazione, è sottinteso che ci sia una colpa. Io non intravedo la colpa, tranne quella di conoscere Tamburini. Se questa è la colpa, non so in quanti dovrebbero essere squalificati. Cito un ristorante di Milano, dove si incontrano giornalmente 50 persone. Non per questo si deve dire che ci vanno per le scommesse. Da Cremona dicono che non è un fatto casuale, ma si sa che nell’ambiente calcistico ci si incontra frequentemente in certi posti. C’è un ristorante che fanno vedere sempre in tv, ma ne esistono anche altri. Come fai a sapere chi è e chi non è una persona, se fa una cosa o se ne fa un’altra. Sai che lavora nel mondo del calcio e ci parli, questo non significa che commetti illeciti».
Si era ipotizzato di un Tamburini risentito per un mancato approdo alla Reggina.
«Io a Tamburini non ho mai promesso un contratto con la Reggina. Anche perché in quel ruolo ho sempre detto che la Reggina è stracoperta, essendoci massima fiducia nel capitano Rizzato. Lui come caratteristiche può giocare solo in quella posizione, come poteva ipotizzare un arrivo alla Reggina. Se in cuor suo mirava alla mia conoscenza, in quel ristorante, per arrivare a tale scopo, è frutto della sua fantasia. Se ha agito così per ritorsione, significa che è impazzito. Aveva dei problemi in quel periodo, tant’è vero che nello scusarsi con Narciso ne parla. Dice che era senza contratto, si era appena separato e conviveva con una ballerina di lap dance. Se poi gli mettono porcherie in testa, facendogli dire cose impensabili, che colpa ne ho io? È difficile dire che credo nella giustizia, vedo che a questo mondo ce ne sta sempre meno. Non voglio passare per l’agnello che è diventato leone».
